Il regista Juan Pablo Sallato firma un bel thriller sul golpe cileno del 1973, esplorando il profondo dilemma morale e umano del capitano Jorge Silva. Da domani al cinema. La recensione
Tommaso Tocci
L'Hangar Rosso segna l'esordio nella fiction del regista cileno Juan Pablo Sallato.
Subito prima del colpo di stato che avrebbe posto fine al governo cileno di Salvador Allende e instaurato la dittatura di Pinochet, Jorge Silva è un capitano dell'aeronautica di cui si ricorda in gioventù il valore come paracadutista, e che ora dirige un centro di addestramento per cadetti alle porte di Santiago. La mattina dell'11 settembre 1973 riceve ordini dai suoi superiori di aprire le porte della base militare e favorire la detenzione dei tanti prigionieri catturati durante il golpe. Stretto tra le pressioni dall'alto, in particolare del colonnello Jahn con il quale ha dei trascorsi, e il senso di responsabilità per le reclute che lo guardano con ammirazione come il giovane sergente Hernández, Silva dovrà fare i conti rapidamente con i propri imperativi morali. La recensione
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