Tra noir e grottesco, il fondatore del Teatro Patologico mette in scena il viaggio febbrile di una famiglia-circo che trasforma il dolore in una domanda d'amore. Dal 14 maggio al cinema. Vai all'articolo
di Alberto Libera
Stefano Zazzera è il cuore pulsante del film: un corpo fiero che sfida il pietismo, trasformando la disabilità in un linguaggio potente e noir.
Il principe della follia di Dario D’Ambrosi, da giovedì 14 maggio al cinema, è un film che nasce da un’esperienza contemporaneamente remota e incancellabile: l’incontro, avvenuto nel 1979 nel manicomio Paolo Pini di Milano, tra il regista e un giovane segnato da gravi disabilità fisiche e psichiche. Da qui, D’Ambrosi, fondatore del Teatro Patologico e da oltre quarant’anni tenacemente impegnato a raccontare il frastagliato territorio della marginalità, ricava un’opera aspra, visionaria, a tratti inquietante, che rifiuta ogni forma di pietismo per trasformare quella che molti potrebbero scambiare per fragilità in una sorta di linguaggio, la diversità in autentica presenza scenica, la malattia nello strumento per scandagliare gli abissi dell’esistenza. Vai all'articolo
Tra noir e grottesco, il fondatore del Teatro Patologico mette in scena il viaggio febbrile di una famiglia-circo che trasforma il dolore in una domanda d'amore. Dal 14 maggio al cinema. Vai all'articolo
Un’indagine sul potere di creare e annientare i miti contemporanei. Una favola oscura sul prezzo della fama. Dal 14 maggio al cinema. Vai all'articolo »
Liberamente ispirato alla straordinaria storia di Pasquale Rotondi, l’uomo che sottrasse alla distruzione il patrimonio artistico italiano. Da giovedì 28 maggio al cinema. Guarda il trailer »